UN APPROCCIO RISPETTOSO DELLA PERSONA CON DEMENZA

E’ sufficiente essere gentili e “non trattare male” una persona affetta da Alzheimer o altra forma di demenza?
O forse il rispetto è qualcosa di molto più serio e mette in gioco il concetto stesso di persona, di cura e di relazione?

Troppo spesso scambiamo il rispetto con qualcosa che ha a che vedere con l’indifferenza, con il tirarsi indietro, il non dare fastidio, il “non impicciarsi”.
“Re-spectum” (da “re-spicio”) richiama invece il guardare ripetutamente, con attenzione, con curiosità (notato che curiosità e cura vengono dalla stessa radice?). In italiano è, letteralmente, il “ri-guardo”.
E’ tutta un’altra cosa dal “non dare fastidio”. Per me tu diventi importante, degno di stima.
Un approccio rispettoso allora non sta tanto nei modi di fare, ma innanzitutto nello sguardo, nell’idea che ho di te, in quello che di te vado cercando. Anche a costo di fermarmi (quante volte ci fermiamo davanti a una persona con Alzheimer che dice cose che non capiamo?) per capire e ammirare.

Condivido volentieri il mio intervento tenuto su questo tema a Ivrea nel 2021, ospite dell’Associazione Alzheimer La Piazzetta. Credo possa essere un prezioso spunto per singoli o équipe impegnati nella cura.